Pubblicato da Xenia Ciugay e Chiara Cavallotto il: 5 dicembre 2019

Progetto Plus

Il progetto di inclusione “Plus: per un lavoro utile e sociale” è stato creato dalla Uildm nazionale e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali allo scopo di migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità. Ciò è avvenuto promuovendo l’inserimento lavorativo, sociale e territoriale e offrendo un percorso di orientamento, formazione e job coaching. La Sezione torinese ha preso parte attivamente e con profitto a questo progetto e, al proposito, ecco le prime testimonianze di alcuni partecipanti.

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Xenia

La mia attività di tirocinio del progetto Plus è incominciata presso la segreteria della Uildm torinese il 3 giugno scorso e si è conclusa dopo una decina di giorni, con un impegno giornaliero di tre ore. Per adesso il mio percorso progettuale si può suddividere in due parti: la prima si è concentrata sull’osservazione del servizio da effettuare, con la conoscenza del metodo grazie a cui compierlo, mentre nella seconda ho avuto modo di mettere in pratica tutto quello che mi hanno precedentemente insegnato.
In attesa della terza fase, questo breve periodo iniziale, compresa la formazione, si è rivelato positivo, in quanto mi ha permesso di rinfrescare alcune conoscenze. Inoltre, nella sua seconda parte, ho avuto modo di sperimentare il metodo educativo del progetto Plus, svolgendo l’attività insieme a persone simpatiche, piene di calore umano e in possesso di un grande bagaglio di esperienze. Infatti, durante il lavoro, ho anche ricevuto preziosi consigli da cui prendere esempio e imparare.
E’ stata una bellissima esperienza e mi dispiace solo che sia durata poco!

Xenia Ciugay

 

Chiara

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La scorsa primavera ho avuto il grande privilegio di essere selezionata per un percorso di formazione nell’ambito del progetto Plus e ho effettuato il tirocinio presso la Uildm torinese. Sin dal periodo di formazione desideravo lavorare in Sezione, per confrontarmi davvero con quella che può essere la situazione dei ragazzi disabili affetti da malattie degenerative. Questo argomento mi sta molto a cuore perché un mio familiare molto stretto è affetto proprio dalla distrofia muscolare.
Sin dal primo giorno (dei dieci stabiliti) in cui sono entrata in via Cimabue, mi sono resa conto di essere di fronte a un gruppo molto forte e coeso, che lavora per il bene comune di tutti, cercando di fare in modo che i soci non si sentano mai soli nell’affrontare i loro disagi e le loro necessità, bensì accolti e sostenuti, anche quando hanno semplicemente il desiderio di recarsi in sede a fare una chiacchierata fra amici. Gli allenatori di questa grande squadra sono sicuramente il presidente Giacinto, la vicepresidente Antonella, il segretario Gianni e la segretaria Federica. Loro sono i veri e propri coach e motivatori dell’associazione, in grado di far sentire me, una tirocinante appena arrivata, come un’importante risorsa che poteva contribuire a supportarli nel loro lavoro, attraverso le competenze che, nel corso di quest’esperienza, sono state affinate, approfondite e migliorate. Più specificatamente ho avuto la fortuna di potermi dedicare alla digitalizzazione di alcuni questionari del progetto “Ciao. Io sono diverso, e tu?”, una campagna di sensibilizzazione sulla diversità e sulla disabilità che ormai da parecchi anni la Uildm di Torino effettua nelle scuole materne, elementari, medie e superiori del territorio. Tali questionari erano costituiti da domande aperte, alle quali i genitori degli allievi delle scuole in questione potevano rispondere liberamente. Alcune delle domande erano: “Racconti cosa pensa quando vede una persona in carrozzina”, “Sa che cos’è la Distrofia muscolare?”, “Cosa sono le barriere architettoniche?”, “Spieghi in che modo potrebbe aiutare una persona disabile” eccetera.
Attraverso le loro risposte io, che sono disabile dalla nascita, ho avuto la fortuna di “guardarmi dal di fuori”, venendo a conoscenza delle percezioni che gli altri hanno di noi portatori di handicap. Ci sono persone che provano pena o pietà, altre che sono addolorate per la nostra condizione e poi ci sono quelle che si chiedono cosa possa esserci successo o come siamo in grado di affrontare la quotidianità. Altre ancora, pur sentendosi impotenti di fronte a una situazione di handicap, ammirano il nostro coraggio, la nostra forza e la nostra caparbietà nel trovare i mezzi necessari per raggiungere gli obiettivi che noi stessi consideriamo importanti. Infatti prima ho parlato di fortuna perché, trascrivendo in un semplice computer il loro pensiero, ho scoperto cose che, forse, non avrei mai saputo se avessi parlato di disabilità con qualcuno. Mi è davvero dispiaciuto terminare il mio tirocinio in Uildm, in quanto avrei voluto continuare a lavorare lì, con loro, perché avrei desiderato imparare ancora cose nuove, offrendo la disponibilità nel dedicarmi anche ad altre attività che l’associazione organizza, senza averne una semplice infarinatura ma approfondendole al meglio. Lavorare in via Cimabue è stato veramente utile, formativo e arricchente, perché mi ha dato la possibilità di crescere come persona, come disabile, come professionista e pure come donna. Anche i momenti in cui la tutor mi ha invitato a riflettere sulle importanti regole su cui si regge l’associazione sono stati assolutamente fondamentali. Insomma, non posso far altro che ringraziare il progetto Plus e tutti coloro che l’hanno reso possibile in quanto esso ha dimostrato, una volta di più, che noi disabili siamo prima di tutto persone, dotate di capacità, competenze e professionalità. Non mi stancherò mai di ringraziare la Uildm nazionale e quella di Torino, perché hanno creduto in me e mi hanno resa protagonista di un percorso lavorativo, esortandomi sempre a non perdere la fiducia in me stessa e nelle mie potenzialità.

Chiara Cavallotto