Pubblicato da Liliana Vercelli il: 20 giugno 2018

Le malattie mitocondriali

Le malattie mitocondriali (o mitocondriopatie) sono un gruppo di patologie che interessano il metabolismo cellulare, in particolare i mitocondri che, all’interno della cellula, sono le particelle deputate alla produzione di energia necessaria per lo svolgimento di tutte le funzioni vitali

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Le malattie mitocondriali (o mitocondriopatie) sono un gruppo di patologie che interessano il metabolismo cellulare, in particolare i mitocondri che, all’interno della cellula, sono le particelle deputate alla produzione di energia necessaria per lo svolgimento di tutte le funzioni vitali. Tali organelli sono diffusi in molti sistemi e apparati e per tale motivo le mitocondriopatie colpiscono parecchi organi del nostro corpo (malattie multisistemiche).
Le mitocondriopatie sono malattie genetiche, in quanto il paziente eredita da uno dei due genitori il gene alterato a livello del dna cellulare. Tuttavia i mitocondri hanno anche un loro dna interno (dna mitocondriale, più piccolo e più semplice di quello della cellula) e il difetto molecolare può trovarsi su tale dna e non su quello cellulare. In questo caso il paziente può ereditare il difetto genetico solo per via materna.
Gli organi interessati dalle mitocondriopatie sono: il muscolo scheletrico (il quale necessita di molta energia per il suo funzionamento e la ricchezza di mitocondri comporta che sia una delle parti più colpite da queste malattie), il cervello, il cuore, gli occhi, le ghiandole (pancreas, tiroide, ghiandole riproduttive eccetera), l’apparato gastrointestinale, i reni, i nervi periferici e il fegato.
Per quanto riguarda i sintomi muscolari, il paziente può presentare debolezza, facile affaticamento, stanchezza precoce durante lo sforzo fisico e ipotrofia muscolare (riduzione della massa muscolare). Anche i muscoli oculari sono spesso coinvolti e si può manifestare abbassamento delle palpebre (ptosi palpebrale) e deficit dei movimenti oculari nelle varie direzioni dello sguardo (oftalmoparesi). Talora la manifestazione oculare è l’unico segno della patologia e l’occhio può presentare una retinopatia che alle volte comporta una cecità completa. Inoltre possono essere coinvolti i muscoli della deglutizione con la conseguente difficoltà a trangugiare (disfagia) o i muscoli della fonazione (disfonia). Spesso i pazienti presentano un calo dell’udito (ipoacusia), una bassa statura e patologie endocrine associate come il diabete mellito o problemi tiroidei.

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Il cuore può presentare alterazioni del ritmo cardiaco (aritmie) tali da necessitare l’impianto di un pacemaker o una dilatazione con complessivo malfunzionamento (cardiomiopatia). I muscoli della respirazione dei pazienti, compreso il diaframma, possono essere interessati da mancanza di fiato (dispnea) sia a riposo che sotto sforzo, difficoltà a tossire e apnee nel sonno. Alcuni necessitano di ventilazione assistita (specialmente non invasiva) e dispositivi per l’assistenza alla tosse.
Per quanto riguarda il sistema nervoso centrale, la malattia può manifestarsi con crisi epilettiche, ritardo cognitivo e lesioni evidenziabili con la risonanza magnetica che possono mimare le lesioni di ictus, emicrania e demenza.
La diagnosi si avvale, oltre che del quadro clinico sovente molto caratteristico, dell’aumento dell’enzima creatinchinasi (che tuttavia può anche essere normale), dell’incremento dei valori dell’acido lattico (indice, a riposo o dopo sforzo, di un processo metabolico anomalo), dell’elettromiografia e (soprattutto) della biopsia muscolare. Quest’ultima evidenzia un quadro peculiare a livello delle fibre muscolari: le cosiddette fibre “ragged red” (fibre rosse raggrinzite) dovute all’accumulo periferico di mitocondri anomali. La diagnosi definitiva si raggiunge mediante l’analisi molecolare (eseguita talora su un prelievo di sangue ma più spesso sul tessuto della biopsia muscolare).
In realtà la diagnosi molecolare non è sempre facile da ottenere poiché i geni coinvolti sono parecchi. Infatti molte volte bisogna studiare sia i geni nucleari che quelli del dna mitocondriale (essendo entrambi causa delle mitocondriopatie). Dal punto di vista genetico numerose forme devono ancora essere definite, ma in quest’ambito la ricerca è molto avanzata e vengono scoperti continuamente nuovi geni.

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La malattie mitocondriali possono esordire fin dalla nascita con gravi fenomeni metabolici (ipoglicemia e acidosi lattica) tali da comportare una sofferenza cerebrale e un incompleto sviluppo neonatale, sia del cervello che di altri organi. In altri casi la malattia si manifesta in età infantile-adolescenziale o addirittura in età adulta, e di solito i sintomi sono meno invalidanti e gravi.
Al momento attuale non esiste una cura risolutiva per le malattie mitocondriali, tuttavia la ricerca scientifica è molto attiva anche in virtù di trial terapeutici che prevedono l’utilizzo di cofattori vitaminici e di un iniziale tentativo di terapia genica. Invece la terapia delle mitocondriopatie si avvale di substrati (cofattori e vitamine) che migliorano il metabolismo cellulare come la carnitina, il coenzima Q10, la riboflavina, l’arginina, la vitamina C e la folina. Pur non essendo determinante, l’utilizzo di questi composti può comunque servire ad aumentare l’attività enzimatica in modo tale da rendere più efficace la produzione di energia.
Rimane comunque importante evitare le complicanze acute metaboliche e per questo motivo è fondamentale seguire una dieta equilibrata, evitare il digiuno eccessivo, le temperature estreme, la carenza di sonno e la febbre alta. Tutti questi comportamenti possono sviluppare una crisi metabolica e far peggiorare improvvisamente la malattia di base. Oltretutto l’efficacia della terapia varia da paziente a paziente, dipende dal deficit enzimatico e dalla gravità dei sintomi. Per essere efficace, in alcuni casi, il trattamento deve essere personalizzato e poi vi sono pure pazienti che non traggono evidenti benefici da alcuna terapia, anche se la progressione della malattia è tuttavia rallentata. Nessuna cura però è in grado di migliorare i danni irreversibili già presenti nel paziente (come, ad esempio, i danni cerebrali).
Oltre a tutto ciò sono in corso tentativi di terapia genica, ma essi necessitano ancora di ulteriori studi e conferme scientifiche e cliniche.