Pubblicato da a cura del Ministero della Salute il: 12 giugno 2021

La Sanità riconosce la Telemedicina

Dopo aver parlato a lungo dei pro e dei contro della visita medica virtuale e della Telemedicina, riportiamo adesso una sintesi di quello che è successo a metà dello scorso mese di dicembre.

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A sei anni dall’approvazione delle linee di indirizzo sulla Telemedicina, la conferenza Stato-Regioni ha approvato le “Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni di Telemedicina”. Il documento classifica tale servizio in quattro tipologie:

• Prestazioni che possono essere assimilate a qualunque prestazione sanitaria diagnostica e/o terapeutica tradizionale, rappresentandone un’alternativa di erogazione.

• Prestazioni che non possono sostituire la prestazione sanitaria tradizionale ma piuttosto la supportano, rendendola meglio accessibile e/o aumentandone l’efficienza e l’equità distributiva.

• Prestazioni che integrano in varia proporzione la prestazione tradizionale, rendendola più efficace e più capace di adattarsi in modo dinamico ai cambiamenti delle cure dei pazienti.

• Prestazioni che risultino capaci di sostituire completamente la prestazione sanitaria tradizionale, rappresentando nuovi metodi e/o tecniche diagnostiche e/o terapeutiche, e realizzando nuove prassi assistenziali utili ai pazienti.

Questo documento esamina quindi le possibili finalità sanitarie dei servizi di Telemedicina, cioè: emergenza sanitaria, controllo delle patologie di particolare rilievo per il SSN, accessibilità ai servizi diagnostici, continuità assistenziale, controllo e monitoraggio a distanza, certificazione medica.
Il teleconsulto e la teleconsulenza sono considerate come parte integrante dell’attività lavorativa dei medici specialisti e delle altre professioni sanitarie. Come quelli effettuati in presenza, essi non prevedono remunerazioni a prestazione, né un compenso a livello di nomenclatore tariffario della specialistica o una compartecipazione alla spesa da parte del cittadino, e nemmeno una prescrizione da parte del SSN.

Quando richiede una prestazione, il medico può anche non indicare la modalità di erogazione, a meno che voglia specificare che la prestazione debba essere erogata a distanza. Per quanto riguarda la specialistica ambulatoriale, la prestazione richiesta ed erogata deve fare riferimento all’elenco presente nel nomenclatore tariffario. Rimane sempre la possibilità, già prevista dalla normativa vigente, di sottoporre alla Commissione permanente per l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, l’inserimento, la modifica di nuove prestazioni, nonché l’eliminazione di quelle ritenute obsolete.
Il CUP dovrà assicurare poi la gestione delle agende, garantendo la possibilità di prenotare sia le prestazioni erogate in modalità tradizionale che quelle a distanza, come una qualunque altra sede di assegnazione. La decisione rispetto alla modalità con cui dovrà essere erogata è ovviamente a carico del medico, che deve prenotare la prestazione, e non deve essere demandata a un operatore di sportello.
L’adesione ai servizi di Telemedicina può essere ottenuta, in modo preventivo, dal paziente che dev’essere informato e consapevole su vantaggi, gestione dei dati, professionisti coinvolti e diritti.