Pubblicato da Liliana Vercelli il: 17 dicembre 2018

La Charcot Marie Tooth

Le neuropatie ereditarie, dette anche malattia di Charcot Marie Tooth (CMT o HSMN), sono un gruppo di patologie geneticamente determinate con caratteristiche cliniche molto simili tra loro, come l’esordio in età giovanile (attorno ai vent’anni d’età) e l’andamento progressivo.

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Nella malattia di Charcot Marie Tooth l’organo colpito è il nervo periferico, sia quello motorio che innerva il muscolo scheletrico e invia l’impulso per il movimento, sia quello sensitivo che riceve dalle terminazioni periferiche (del dolore, della vibrazione, della temperatura eccetera) le informazioni dall’esterno e le invia al cervello per l’elaborazione. In base al tipo di ereditarietà tali patologie si suddividono in dominanti (CMT tipo 1 e 2) e recessive (CMT tipo 3), mentre altre forme sono legate al sesso (x-linked).

I pazienti presentano piede cadente per la debolezza della muscolatura e un’atrofia muscolare distale progressiva del piede, che conduce alla caratteristica deformità a “zampa di cicogna”. La deambulazione diventa steppante e quindi il soggetto tende a sollevare maggiormente il ginocchio, con un’andatura simile a quella del gallo.
I muscoli intrinseci della mano si atrofizzano più tardivamente, diventano deboli e si hanno difficoltà nei movimenti fini delle dita. La componente sensitiva ha una tipica distribuzione a calza e guanto, e il paziente mostra una riduzione della sensibilità (ipo-anestesia) sia termica che dolorifica (intorpidimento, formicolii, sensazione di “spilli”, fitte dolorose o urenti e scosse elettriche). Anche la pallestesia, cioè la sensibilità profonda che controlla il corpo nello spazio, diminuisce, provocando difficoltà alla stazione eretta e alla deambulazione per la mancanza di coordinazione e di equilibrio. I riflessi osteotendinei sono tipicamente assenti o ridotti, inoltre si associano deformazioni scheletriche e retrazioni tendinee. Tipico è il piede cavo con le dita a martello e il tendine achilleo retratto, mentre la mano assume una forma ad artiglio. La gravità della malattia è molto variabile, anche all’interno di uno stesso nucleo familiare: infatti si possono riscontrare casi lievi, dove l’unica alterazione è il piede cavo, e casi in cui il paziente perde la deambulazione.04-La-Charcot-6-web

Poiché la parte del nervo che tende a soffrire per prima è quella più lontana dal corpo cellulare, la sintomatologia inizia nei territori più distali (piedi e mani) e prosegue con un andamento centripeto. Le CMT comportano spesso disturbi del sistema nervoso vegetativo, con ipotensione ortostatica, incontinenza sfinterica e disturbi sessuali. Le deformità scheletriche possono anche interessare la gabbia toracica e la colonna vertebrale: la scoliosi è abbastanza frequente. Le CMT devono essere distinte dalle neuropatie secondarie (tra cui quelle infettive), infiammatorie, tossiche, carenziali, immuno-mediate, neoplastiche e dovute a disordini metabolici. Solitamente le forme ereditarie hanno un’insorgenza più precoce e un andamento più lentamente progressivo rispetto alle forme acquisite.

La diagnosi necessita dell’elettromiografia che evidenzia una riduzione della velocità di conduzione delle fibre nervose (forme cosiddette demielinizzanti) o una riduzione dell’ampiezza della risposta registrata (forme assonali) in base alla struttura del nervo primariamente interessata (rispettivamente mielina o assone). La diagnosi definitiva si avvale poi dell’analisi molecolare che evidenzia il difetto genetico in una delle proteine strutturali del nervo. Oggi più di ottanta geni sono implicati nelle diverse forme della malattia, tuttavia quattro in particolare (PMP22, GJB1, MPZ e MFN2) coprono la maggior parte dei casi diagnosticati.

Al momento non vi sono terapie specifiche per la cura delle CMT, ma ci sono vari trial clinici in corso con risultati in parte soddisfacenti. In caso di dolore il paziente può ricorrere all’utilizzo di analgesici specifici (Gabapentin e Pregabalin), inoltre possono essere utili degli integratori (acido alpha-lipoico, L-acetilcarnitina e vitamine gruppo B). Per il mantenimento delle performances motorie è di estrema importanza l’esercizio fisico regolare e mirato e la fisioterapia (anche in acqua), onde evitare le retrazioni tendinee e il peggioramento della debolezza muscolare. Sono utili anche i tutori che assistono il paziente durante la deambulazione.