Pubblicato da Ernesto Bodini il: 8 maggio 2019

I problemi della Sanità

Approfittiamo ancora una volta della cortesia di Ernesto Bodini per riportare alcuni passi di un suo interessante articolo apparso nel quotidiano online www.ilmiogiornale.org e nel blog ernestobodini.blogspot.it.

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Il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN), com’è noto, è uno dei principali cardini della solidarietà sociale che poggia le basi essenzialmente sugli articoli 3 e 32 della Costituzione. Purtroppo con la Legge n. 833, che ha trasformato le mutue in aziende (ASL), non tutto è andato a buon fine perché le cure negate, le prestazioni non uniformi sul territorio nazionale, i diritti non rispettati degli assistiti e del personale, sono realtà quotidiane anche a causa, in gran parte, del contestato federalismo (sanitario e fiscale).
Poiché il sistema sanitario viene stabilito a livello nazionale individuando periodicamente le risorse da destinare alla sanità pubblica, contestualmente alla loro definizione queste somme vengono ripartite alle singole regioni in funzione di parametri demografici e di mortalità, necessari al fine di tener conto delle caratteristiche “sanitarie” dei vari territori. In seguito le regioni possono integrare autonomamente tali risorse, attribuite dal livello centrale dal governo, agendo sui ticket delle prestazioni specialistiche piuttosto che sugli accessi ai pronto soccorso o sui farmaci, e/o sulle varie imposte e tasse regionali. Ed è in ragione della riforma del Titolo V e del conseguente federalismo di fatto che, a seconda dell’area politica del momento di questa o quella regione, le rispettive autonomie determinano il “destino” dei propri assistiti: le regioni più virtuose riconoscono maggiori prestazioni sanitarie rispetto ad altre politicamente “più deboli” ed economicamente più povere. Ecco che qui si insinua la diseguaglianza fra cittadini, in netto contrasto con il terzo articolo della Costituzione.
A questo punto, pur non avendo voce in capitolo in quanto privo di potere politico-propositivo, mi limito ad alcune osservazioni e a qualche modesto suggerimento.
In quest’ultimo ventennio è stato dimostrato che in Europa i cittadini in condizioni di svantaggio sociale tendono ad ammalarsi di più, a guarire di meno, a perdere autosufficienza, a essere meno soddisfatti della propria salute e a morire prima. Inoltre, non appena un paese tende ad arricchirsi, le prime malattie a essere debellate sono quelle associate alla povertà, mentre permangono le cosiddette “malattie dell’opulenza”. Inoltre questi problemi sono diffusi nelle società dove persistono maggiori disparità socioeconomiche come Italia, Irlanda, Australia, Grecia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Portogallo e Stati Uniti.
In Italia bisognerebbe dunque favorire l’adozione di provvedimenti in materia di occupazione e di ridistribuzione delle risorse, ma per quest’azione è necessaria una politica intenzionale e pragmatica, seria e competente, che individui attori di comprovata sensibilità e predisposizione per il comparto salute e assistenza, rimuovendo nel contempo fragilità e inefficienze all’interno del sistema come, ad esempio, gli strapoteri gestionali allestiti per mera compiacenza e interessi di parte, oltre ad allontanare i dipendenti pubblici incompetenti e… infedeli. Va da sé che trasparenza, appropriatezza ed etica sono i princìpi cardine per la buona conduzione di un sistema come quello sanitario e, a mio dire, solo l’individuazione di soggetti con determinate caratteristiche può sortire qualche effetto. In caso contrario la sanità italiana sarà destinata a un quasi definitivo oblio: come dire che sopravviverà chi se lo potrà permettere. Si tratterebbe quindi di uscire da questa palude in cui si sta sprofondando, ma al momento, dalla bocca degli attuali governanti, il tema sanità-salute pare non essere prioritario e nel frattempo il rischio della insostenibilità del SSN si fa sempre più imminente.