Pubblicato da Gianni, volontario Uildm il: 26 giugno 2020

Caro Coronavirus

La versione integrale di una particolare lettera richiesta a un nostro collaboratore all’inizio di marzo dalla stessa Uildm nazionale per diffonderla come primo punto di vista ufficiale dell’associazione. Tale scritto è stato subito pubblicato da testate e agenzie come Avvenire, Vita, Osservatorio Malattie Rare e poi periodici vari, social Uildm, altre Sezioni eccetera.

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A metà dello scorso mese di febbraio avevamo già preparato l’editoriale per questo numero di Vincere Insieme, ma purtroppo il rapido e terribile incalzare della pandemia da Covid-19 ci ha imposto un rapido cambiamento. Di conseguenza abbiamo deciso di utilizzare una particolare lettera che proprio all’inizio di marzo era stata richiesta a un nostro collaboratore dalla stessa Uildm nazionale. Lo scopo era quello di diffonderla come primo punto di vista ufficiale dell’associazione, e infatti tale scritto è stato subito pubblicato da testate e agenzie come Avvenire, Vita, Osservatorio Malattie Rare e poi periodici vari, social Uildm, altre Sezioni eccetera. Eccola in versione integrale.

Caro Coronavirus o Covid-19 o Sars-CoV-2 o come cavolo ti chiami,
per fortuna non ci conosciamo di persona e allora mi presento subito. Io sono uno dei tanti ammalati di distrofia muscolare, uno di quei disabili in carrozzina che l’associazione Uildm e la Fondazione Telethon difendono e cercano di guarire, e la mia grave patologia è di sicuro meno racchia di te.
Detto ciò, ammetto che stai davvero combinando un bel casino in tutto il mondo, ma anche se la tua sorte è già segnata, voglio scriverti lo stesso un paio di cosette.
Certo che ti sei messo proprio d’impegno nel far traballare certezze e nell’offuscare la nostra mollezza da occidentali. Con una sapiente regia alla Hitchcock, stai facendo leva sulla globalizzazione e approfitti delle sue lacune per diffondere ansia con i tiggì. Sembri quasi invulnerabile, eppure siediti qui un istante e apri bene le orecchie.
Mi spiace per te, ma non mi fai paura: nonostante la debolezza dei miei muscoli, so di essere più forte di te. Le affezioni respiratorie non sono solo il mio pane quotidiano ma anche quello di tanti altri miei compagni di sventura. Per noi un colpo di tosse, un banale raffreddore, sono stati da sempre l’anticamera della strizza. Cosa ci vuoi fare, siamo abituati. Adesso, per colpa tua, questa è diventata la condizione di tutti, ma come noi, distrofici, abbiamo imparato a convivere e a lottare contro questa forma di imponderabilità, anche il resto della popolazione può e soprattutto deve reagire, con coraggio e raziocinio.
Ci troviamo impantanati in un periodo difficile, in cui non riusciamo a piallare le incertezze che ci attanagliano. Però il tempo continua a macinare i suoi giorni e la capacità di adattarci, unita all’orgoglio, ci aiuterà a non chinare il capo. Quindi eccomi qui, insieme a madama distrofia, alla mia famiglia, ai miei amici della Uildm e a tutte le persone volenterose, per gridare che siamo pronti a fronteggiarti e a sconfiggerti. Datti da fare, finché puoi, perché siamo sulle tue tracce e hai le ore contate.
Comunque sappilo, ho un solo rammarico: peccato che, una volta sceso nella tomba, non potrai mai conoscere le ragioni della tua morte. Infatti, al di là dei lutti e dei guai causati, hai rinvigorito il talento dei più bravi tra di noi e ci farai diventare migliori in quanto hai risvegliato il nostro assopito spirito di fratellanza. Inoltre senza volerlo, beccati questo, favorirai la futura nascita di una società più sensibile e solidale.
Addio Coronavirus, a mai più rivederci.
Gianni, volontario Uildm