Pubblicato da Stefania Pedroni il: 16 giugno 2026

65 Anni Uildm: memoria, diritti, futuro

Un volume ripercorre battaglie, conquiste e persone che hanno cambiato il modo di vivere la disabilità

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Esistono momenti in cui una comunità sente il bisogno di fermarsi, non per stanchezza, ma per guardarsi negli occhi e riconoscersi. Per la Uildm il 2026 non è solo un anniversario sulla carta, ma sono sessantacinque anni di una storia che ha trasformato il senso di isolamento in un progetto di libertà. Così, in occasione delle Manifestazioni nazionali di maggio, abbiamo presentato un volume che per la prima volta prova a mettere nero su bianco quest’avventura straordinaria.

Per decenni la storia della nostra associazione è stata affidata alla voce di chi l’ha vissuta, a una narrazione orale fatta di incontri, battaglie e ricordi diretti. Ma il tempo corre e i testimoni della prima ora, coloro che hanno conosciuto l’audacia visionaria del fondatore Federico Milcovich, sono sempre meno. Avevamo la responsabilità di raccogliere quel filo prima che si spezzasse e se il libro fotografico dei cinquant’anni aveva dato un volto alla nostra storia, questa nuova pubblicazione dà invece una struttura ai fatti, un senso alle scelte e una prospettiva al domani. Ricordare non è un atto di nostalgia, ma un gesto politico e sociale: serve a capire da dove veniamo per non diventare, senza accorgercene, altro da noi stessi.

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Sfogliando le pagine di questo lavoro, emerge con chiarezza quella che potremmo definire una rivalsa sociale. La storia della Uildm è la cronaca di una comunità in movimento, che è uscita dalle stanze in cui era confinata – spesso per vergogna o mancanza di supporti – e ha iniziato a farsi strada da sola. Negli anni ‘60 e ‘70, le istituzioni erano sorde e la parola inclusione non faceva parte del vocabolario comune. Oggi quella realtà è stata ribaltata.

Come scrive Anna Mannara nell’Introduzione, la nostra più grande rivoluzione non è stata quella di aver aperto delle porte, ma di averle attraversate. Chi un tempo era solo un paziente oggi è un professionista della sanità, chi era un utente di un servizio oggi lo dirige, chi faceva parte del pubblico della comunicazione oggi la crea. Siamo passati dall’essere destinatari di assistenza al ruolo di risorse per la società. Abbiamo cambiato la percezione esterna della disabilità e soprattutto abbiamo cambiato la nostra percezione: ci siamo scoperti protagonisti.

Tuttavia celebrare i risultati raggiunti non significa ignorare le fragilità del presente. Questo libro ci ricorda che il cambiamento non è un traguardo statico, ma un processo da accompagnare con lucidità. Sappiamo che, nonostante i successi straordinari della ricerca scientifica e la nascita di eccellenze come i centri clinici Nemo, la strada per l’autonomia è ancora disseminata di ostacoli: assistenti personali sottopagati, burocrazia asfissiante e diritti che restano parole sulla carta. Per questo la Uildm deve continuare a esistere. Perché se la libertà è stata immaginata come orizzonte, in realtà deve ancora essere conquistata.

In fondo il testo è un viaggio che la curatrice Barbara Pianca ha scritto facendosi guidare dalle 5W del giornalismo: Who (chi), Why (perché), What (cosa), When (quando) e Where (dove). A ciò Pianca ha aggiunto How (come) e Thanks (grazie), perché la Uildm è innanzitutto una rete di persone: volontari, famiglie, medici e sostenitori che, unendosi, contribuiscono al suo funzionamento.

Presentare quest’opera nel 2026 significa dire con consapevolezza chi siamo stati per decidere dove vogliamo andare. Significa coltivare la gratitudine per chi ha lottato prima di noi e mantenere alta la guardia per difendere i diritti conquistati. Questo volume non è dunque un semplice archivio, ma una bussola per le nuove generazioni, affinché possano trovare nelle radici la forza necessaria per affrontare le sfide di un domani ancora tutto da disegnare.

Sfogliamo insieme queste pagine e iniziamo, subito dopo, a scrivere i prossimi capitoli della nostra associazione. Perché la storia più bella è quella che dobbiamo ancora costruire, insieme.