LA STRUTTURA
OSPITANTE
Della serie Era meglio stare a casa,
ma ormai siamo qui... |

Una delegata durante i faticosi lavori |
Finalmente è trascorso un anno dalle ultime Manifestazioni. E ora di rifare le valigie,
prendere il caricabatterie, il respiratore, il cambio delle mutande e imboccare la lunga e perigliosa via che porta al più alto concentramento di distrofici che si possa ammirare in Italia.
I pulmini delle varie sezioni (compresi quelli più scassati) ingoiano quindi centinaia di chilometri
per scodellare poi i distrofichetti a destinazione e cioè presso la struttura prescelta dai capoccia della Uildm per ospitare le soporifere tiritere annuali.
Albergo o villaggio turistico, bisogna però ammettere che non è facile reperire un luogo in cui il convergere di così tanti disabili della peggior specie (i distrofici, appunto) non provochi qualche problema di accessibilità e di soggiorno. Siamo onesti: ci è già capitato di esultare per aver scoperto negli hotel anche una sola stanza senza barriere, figurarsi trovarne decine e decine nello stesso posto! Proprio per questo motivo sono ormai diventati proverbiali gli alti guaiti (giustificati e no) che tanti delegati Uildm emettono fin dal loro arrivo a destinazione. Sarebbe lungo elencare tutte le cause che gettano nello sconforto intere rappresentanze di sezioni.
Proviamo allora a farne una sintesi:
In quel bagno non ci entro dalla porta.
La tazza del cesso è troppo alta/bassa.
I materassi sono duri/molli.
Il cibo fa schifo.
Ho freddo/caldo.
Sono distante dalla tensostruttura/sala congressi.
Nella camera ho trovato uno scarafaggio/ragno/serpente a sonagli.
A pelare tutte queste gatte ci pensa una figura ormai storica, il famoso Enzo Marcheschi da
Pisa che, pilotando la sua mole tra vialetti e corridoi ed alternando espressioni truci (ai gestori)
o rassicuranti (ai distrofichetti), cambia lassegnazione delle stanze come un prestigiatore, distribuisce quintalate di sopralzi per i water, fa demolire decine di stipiti, ordina millanta
coperte e cuscini supplementari (per non parlare poi di tutte le altre rogne organizzative che risolve). Cè da credere che si rilassi solo alla domenica a mezzogiorno, quando lultimo pulmino
griffato Uildm esce dal parcheggio dellalbergo! Cè da dire comunque che di solito i gestori di queste strutture si dimostrano affabili con noi distrofici.
Resta il dubbio sul motivo di tale atteggiamento perché non siamo ancora riusciti a capire se sia per calcolo, pietismo o genuino affetto. Noi crediamo che in fondo questi sorridenti boss pensino che siamo una massa di rompiscatole, magari simpatici (qualcuno), ma sempre rompiscatole. Inoltre facciamo paura perché una sola nostra parola sulle eventuali lacune dellaccoglienza potrebbe produrre danni enormi, risvegliando dal loro sonno legioni di assessori scandalizzati, con susseguente pubblicità negativa e soprattutto riprovazione popolare.
Quindi si cerca di accontentarci senza troppi strepiti. Infine vorremmo criticare la scelta che si fa di queste strutture. Come già detto, sappiamo benissimo come sia difficile trovare in circolazione i complessi idonei alle nostre mille esigenze di distrofici impenitenti, ma porco dna, non si potrebbe dare la preferenza a luoghi meno graziosi? Piscine azzurre, boschetti folti, giardini fioriti, prati verdi, hall lucide e dintorni ameni, traviano una buona fetta di delegati che poverini, confusi da queste magnificenze, sbagliano spesso la strada dei convegni Uildm e infilano quella di una vacanza che vacanza non dovrebbe essere, anzi...
Non è il caso di indire le Manifestazioni annuali sotto un viadotto dellautostrada del Sole, nei paraggi di una pietraia del Carso o di fianco ad un centro profughi pugliese, ma per cortesia cerchiamo di limitare le inopportune fughe dei delegati più sensibili al fascino della villeggiatura. Sia come sia, ad un certo punto le Manifestazioni finiscono, si rifanno le valigie e, salutando i colleghi distrofici, si lascia la struttura.
Nellampia hall, mentre si restituiscono le chiavi, il pensiero di tutti è lo stesso: a quanti, fra di noi, madama Distrofia permetterà di rivedersi fra un anno?
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