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IL PROGRAMMA DEI LAVORI

Molti li amano, pochi li disprezzano, ma qualcuno li evita

Se l’Assemblea annuale è il piatto forte delle Manifestazioni Uildm, il contorno è costituito
dal programma dei vari incontri, seminari, conferenze e spettacoli che non solo movimentano
il soggiorno dei delegati, ma rappresentano il vero motivo per il quale così tanti distrofici decidono di percorrere così tanti chilometri. I soliti nostalgici salteranno su a borbottare che i programmi di oggi non sono più quelli di una volta, e in fondo, dando una rapida scorsa ai prospetti di passate Manifestazioni, è impossibile dar loro tutti i torti.
Col tempo in effetti sembra che, come numero e come qualità dei lavori, si perda sempre più forza (e questo paragone, in casa dei distrofici, non è di certo il massimo!). Comunque esistono delle costanti che ogni anno si ripetono senza accusare appannamenti di sorta. Facciamo qualche esempio:
il pauroso slittamento degli orari di inizio dei vari lavori (soprattutto per colpa dei ritardi degli stessi delegati), la fiacchezza di certi incontri (provocata da relatori fumosi o dal pubblico poco partecipe), le sedi dei dibattiti (alle volte minuscole ed opprimenti, alle volte troppo grandi o rumorose) e infine l’aria umida e malsana che si respira spesso sotto le tensostrutture (una vera manna per chi è già arrivato al respiratore!).
Meno male che non tutto va così. Talvolta vi sono in programmazione riunioni che come Zorro lasciano il segno, solo che una famosa legge di Murphy colpisce duro anche da noi. La enuncio sinteticamente: se mi sciroppo 700 chilometri per assistere a due incontri interessanti è garantito che verranno programmati alla stessa ora.
Non è poi certamente possibile sparare sui ritrovi del Gruppo Donne (anche se l’impressione
è che da anni vadano rimestando le medesime insoddisfazioni sull’estetica, la cura di sé, l’identità, il mutuo auto-aiuto eccetera, mercanzia veterofemminista che ormai ha già fatto il suo tempo).
Sul Gruppo Giovani non abbiamo nulla da eccepire, mentre, come già detto nel Mio Distrofico n. 2, aspettiamo con ansia la nascita del Gruppo Uomini Uildm, per poter partecipare a “grandi bevute, gare di rutti e chiacchierate infinite su pornostar, calcio e motori”. Telethon è intoccabile, gli approfondimenti legislativi sono complicati ma utili, il Servizio civile è per pochi adepti, l’hockey in carrozzina è riservato agli sportivi, dei medici e dei bilanci ne (s)parliamo altrove, mentre gli stand di ausili e di veicoli attrezzati sono spesso buoni solo per scambiare due chiacchiere.
E allora cosa resta? Restano le novità, gli una tantum che spesso sono pure interessanti, come il bizzarro orienteering di Lignano, qualche incontro di stampo culturale e le sporadiche zuffe verbali che però si accendono sempre più raramente. Per fortuna sembra essersi esaurita l’iniziativa delle “Sottoscrizioni popolari”, una vera incursione nelle finanze dei delegati che, in virtù dell’attaccamento alla causa, erano psicologicamente costretti prima a cacciare soldi e poi ad assistere a un’avvilente estrazione per vincere, se andava bene, una borsa termica. Risultano decisamente migliori i cosiddetti “Spettacoli di intrattenimento serale” con film, recite teatrali, musica, rinfreschi e fuochi d’artificio.
Nell’arte pirotecnica eccelle la sezione partenopea che ha già dato ampie dimostrazioni di cosa vuol dire non solo assistere ai botti, ma anche esserci direttamente immersi! Pur se il programma dei lavori è deciso dall’alto, sovente i delegati riescono, dal basso, a diventare protagonisti in diversi modi.
C’è chi interrompe a sproposito i relatori, chi pone quesiti lunghissimi o futili, chi parlotta e disturba l’intera sala, chi segue pallose riunioni solo per sbirciare il sedere delle hostess, chi saltabecca da un incontro all’altro e chi saltabecca dalla piscina al bar.
Insomma, alla fine viene fuori che le Manifestazioni nazionali della Uildm, al di là del programma allestito, sono importanti e frequentate soprattutto per la possibilità di incontro fra distrofici di differenti sezioni. Più che la necessità di aggiornamento e di apprendimento, vale l’occasione di battere la mano sulla spalla di un collega distrofico di un’altra regione dicendogli: “Ehilà, vecchio mio, sei ancora vivo quest’anno?!...”.

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