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COME PRENDERE I VOTI

Si sa: in Uildm si riesce spesso a sbagliare... Direzione

Anche per una pubblicazione poco seria come questa è difficile satireggiare un evento così povero di spunti come quello delle elezioni Uildm. E’ vero che quest’affermazione è già di per sé una forma di sarcasmo, ma non basta, bisogna riempire le tre colonne di questa pagina e allora è necessario scrivere ancora qualcosa, nel tentativo di portare a termine il nostro lavoro
da giullari. Cominciamo con la teoria.
E’ risaputo che a cadenza triennale un lungo brivido pervade la fiacca atmosfera delle Manifestazioni: è ora di eleggere la nuova Direzione nazionale (o i revisori o i probiviri) e quindi i delegati vengono coinvolti dalla concitazione generale. “Vota per me”, “Non votare quello”, “Meglio un po’ d’aria nuova”, “Non mi fregano più”, “Non si perde nientea provare”, “Ma credi davvero che...” sono le espressioni più gettonate nei gruppuscoli che si radunano sotto la pineta, in riva al mare o al bar del villaggio. Speranze e delusioni si alterneranno poi per i successivi trentasei mesi, fino a quando giungerà il momento di ritornare alle urne (e riacchiappare gli stessi/ altri granchi).
Già nel secondo numero del Mio Distrofico gli autori della sconcezza che tenete fra le mani avevano espresso la loro idea su come avrebbe dovuto essere composta la Direzione ideale della Uildm. Purtroppo i saggi consigli proposti (Cagliostro, Totò, Cicciolina, Einstein, l’orso Yoghi e così via) non sono ancora stati accolti e quindi i poveri soci hanno dovuto accontentarsi dei risultati gestionali raggiunti finora.
Comunque sia, torniamo ora alla difficoltà di prendere per i fondelli le votazioni dei distrofichetti. I motivi sono molti.
Infatti nella nostra associazione, rispetto alle serie (si fa per dire) elezioni politiche del Bel paese, latitano gli argomenti su cui scherzare: vedi l’inesistenza dei voti di scambio, della pubblicità elettorale, dei partiti, dei duelli televisivi e delle accuse di brogli (verrebbe anche da aggiungere a questa lista l’assenza di veri leader, ma è meglio lasciar perdere!).
Quando poi si accenna alla mancanza degli exit-poll e di un commentatore come Emilio Fede, ben si capisce come in Uildm, a proposito di elezioni, si riesca a trovare ben poco da ridere. Diciamo che se proprio ci si impegna e si va a scavare negli angolini bui, è possibile estrarre qualche striminzito reperto umoristico. Qui spunta una cricca di distrofici che fa proselitismo per un candidato amico, là una sezione meridionale che cerca di stringere alleanze con i conterranei, a destra la voce solitaria di chi vorrebbe solo distrofici nel direttivo, a sinistra un consigliere uscente che distribuisce in giro più sorrisi del solito… insomma, davvero poca roba, in un contesto dove anche un valente autore satirico farebbe la sua bella fatica a tirar fuori gli artigli e a graffiare. Non è che, essendo ammalati neuromuscolari, possiamo d’ufficio venir catalogati fra le persone serie (e chi l’ha mai detto!).
E’ che l’importanza (ahimè) della Uildm nell’ambito politico della disabilità italiana è pari a quella di un campo di soia del basso maceratese nel settore dell’agricoltura europea. In più non è che dalle nostre parti si batta la grancassa per la presenza dell’evento elettorale.
L’organizzazione distrofica pubblica sì qualche magro profilo sulla brochure ufficiale delle Manifestazioni, a cui si aggiunge un sommesso passaparola, ma è tutto qui il quadro complessivo della visibilità accordata alle votazioni. Invece, come le ammuffite e siliconate soubrette televisive insegnano, la Uildm dovrebbe valorizzare i pochi lati positivi in ballo. Intanto l’elevatissima percentuale di votanti disabili, poi i seggi tutti accessibili, quindi i risultati definitivi che vengono diffusi a pochissime ore dall’apertura delle urne e infine l’attenuata nocività delle dirigenze elette, visto che sono a loro disposizione legislature di soli tre anni per combinare tutti i casini di cui sono capaci.
Ridendo e scherzando siamo così riusciti ad arrivare alla fine del pezzo.
Ci congediamo quindi da voi nella speranza che, per il bene della nostra associazione, si possa reperire quanto prima qualche condottiero stile Giulio Cesare.
Non ci sarà la Gallia da conquistare, ma potenziare con un po’ di grinta l’esercito Uildm non sarà una cattiva idea. Soprattutto per accerchiare il nostro barbaro nemico, la distrofia, e costringerlo finalmente alla resa.


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