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L'ASSEMBLEA NAZIONALE

Peggio che assistere alla proiezione
della "Corazzata Pot‘mkin"!

La cosiddetta “Assemblea ordinaria dei Delegati” è il motivo principale per cui ogni anno, nel mese di maggio, i distrofichetti di tutta Italia partecipano in massa alle Manifestazioni della Uildm. Nello statuto dell’associazione quest’Assemblea viene addirittura considerata come un organo centrale dell’Unione, assieme a Consiglio e Direzione nazionale, revisori e probiviri. Inoltre è ritenuta il “Massimo organo deliberante”. Perbacco! Capirete che, al cospetto di un
evento di così grande importanza, verrebbe da chinare la zucca intimoriti. Eppure... Eppure, a
costo di apparire irriverenti, anche in questo sancta sanctorum della Uildm si trova del materiale adatto ad un giornalaccio come quello che state leggendo.
Incominciamo con il prologo dell’Assemblea, che è costituito dalla relazione del presidente in carica il quale, nel tardo pomeriggio del venerdì, legge (traduzione: “giustifica”) con voce monocorde quanto ha combinato lui, e di riflesso la nostra beneamata congrega, nell’anno appena trascorso.
Comunque la relazione sta già fedelmente trascritta nella brochure in mano ai delegati e questo fatto, a parte qualche piccola digressione veniale dell’alto papavero che sproloquia sul palco, toglie tutta l’auspicabile suspense che ne potrebbe derivare. Oltretutto ameremmo ascoltare qualcosa di più eccitante: siamo distrofici, mica vecchietti rimbambiti radunati dalla madre superiora nel salone dell’ospizio per ascoltare il sermone sulle eroiche virtù di Santa Rita da Cascia! Sarebbe bello che il presidente uscisse un po’ dal seminato, magari facendo
un grammo di autocritica, oppure dicesse una buona volta quello che pensa, come definire pidocchiosa la Sezione di Vattelapesca che non ha ancora pagato le farfalle alla Direzione nazionale, insultare un consigliere pelandrone o sacramentare contro il presidente Pinco Pallino che non si fa mai vedere ai Consigli nazionali.
Macché, per provare qualche brivido ci si deve accontentare degli errori di lettura del nostro condottiero, una ben magra consolazione.
Comunque l’Assemblea vera e propria incomincia al sabato mattina presto (cioè verso le undici). Ci si sveglia subito con i tronfi “Saluti delle autorità” che raramente sono davvero autorevoli, mentre invece i saluti sono sempre di una noia mortale, garantito al limone. I pistolotti benauguranti delle cosiddette autorità sono infatti esposti nel più puro linguaggio politichese, infarcito di locuzioni banali o addirittura senza senso.
E’ tutto un fiorire di “cartine di tornasole”, “interventi finalizzati”, “riflessioni aggiuntive”, “termini prospettici” e “articolazioni del territorio”. Roba da guarire istantaneamente le forme più ostinate di insonnia! A quando la sostituzione dei saluti delle autorità con lo spogliarello di una drag queen o una distribuzione di polenta e salsiccia?
A questi uggiosi buongiorno segue la nomina di presidente, vicepresidente e segretario dell’Assemblea, e questa manovra si rivela spesso una semplice farsa, poiché ben prima di iniziare si conoscono già i pretendenti a questi ruoli che verranno eletti. Per lo più si tratta di membri influenti della sezione che organizza le Manifestazioni, capi storici della Uildm oppure notabili di spicco a cui viene concessa ad honorem questa carica temporanea.
Ovviamente il popolo bue dei distrofichetti approva sempre con applausi (chi ci riesce) qualsiasi soluzione, ma sarebbe bello assistere, almeno per una volta, a vigorose contestazioni, tanto per movimentare un po’ l’ambiente che si sta già addormentando (e a questo proposito c’è chi entra volontariamente a far parte della commissione degli scrutatori per la votazione incombente, essendo questo un modo, senzadubbio più corretto e giustificabile di altri, per imboscarsi...). Quelli che rimangono si possono invece tirare su il morale con l’ampollosa “Approvazione del verbale dell’Assemblea dei delegati dell’anno precedente”.
E qui capisco l’esigenza di una approvazione concessa dai delegati, ma scusate, chi si ricorda più un accidente di quello che è successo dodici mesi prima?
Chi potrebbe testimoniare, con un certo grado di verosimiglianza, la scrupolosità della registrazione? E poi cosa capiterebbe se il verbale non venisse approvato: crollerebbe forse la Uildm? Bah, proviamo ad opporci una volta, per vedere di nascosto l’effetto che fa!
La trattazione dei Bilanci è una fase così significativa da meritare uno spazio a parte su questi fogli, mentre adesso ci possiamo soffermare su un altro must: la presentazione delle mozioni.
In teoria la mozione è una richiesta/proposta avanzata da uno o più membri di un’assemblea perché sia discussa e posta in votazione.
In pratica, invece, le mozioni Uildm vanno spesso fuori tema, sono insipide, strampalate, scritte in un italiano approssimativo, presentate per soddisfare manie di protagonismo e via dicendo. Ma non finisce qui. Sovente, prima dell’Assemblea, si assiste alla pantomima delle sottoscrizioni, con branchi di delegati che, scoprendo di aver firmato qualcosa per cui non sono d’accordo e non sapendo chi ha dato l’adesione per la propria sezione, cercano affannosamente il colpevole fra il pubblico. Oppure restano costernati per non aver conosciuto e aderito in tempo all’”importante” proposta.
La presentazione di una mozione, diventa poi il palcoscenico per gli autori della stessa che, non sapendo resistere alla tentazione della ribalta, improvvisano lunghi e stucchevoli show, muovendo non già alla commozione, bensì alla noia i coraggiosi astanti che resistono sino alla fine di questi recital. Purtroppo il morbo è contagioso perché anche fra il pubblico si annidano numerosi attori dilettanti i quali, nella foga di assentire o dissentire, incrementano notevolmente la quantità di sbadigli che scoccano sotto la tensostruttura.
Tanto per concludere il fin troppo ampio spazio riservato a questo “procedimento democratico”, bisogna accennare alla forma di voto delle mozioni che, come sanno anche i bambini, avviene per alzata di mano, agitando di solito uno o più tesserini da abbonamento al tram. Assurdo, per noi distrofici. E’ come se i daltonici fossero costretti a votare con l’accensione di luci colorate, i tetraplegici alzandosi in piedi nella cabina elettorale, o i gemelli siamesi individualmente. Del resto già lo scorso anno, a Napoli, il Gruppo Giovani si era burlato di questa usanza con un simpatico filmato e addirittura il presidente Fontana in persona, durante l’Assemblea stessa, aveva rimarcato con ironia l’evidente controsenso. A questo punto urge trovare un rimedio.
Da queste colonne possiamo lanciare qualche ipotesi, come arruolare tutor temporanei che alzino la mano dei votanti distrofici, rendere legale l’annuire e il negare oscillando la testa, consentire il voto tramite urlo (o clacson bitonali per chi sta usando il respiratore) o magari dotare ogni carrozzina di pistola lanciarazzi. Esiste comunque un rimedio legale per evadere dal monotono consesso assembleare tagliando discretamente la corda. Sono le votazioni (quelle con le regolari urne) che ogni anno servono a rinnovare il collegio dei revisori o i probiviri o l’intera Direzione nazionale (manca solo l’elezione di miss Distrofina o mister Insufflator...). E’ questa l’occasione giusta per abbandonare l’Assemblea e infilarsi al fondo di una coda al seggio, scambiare due chiacchiere e magari, terminata la fatica di scegliere chi rovinerà prossimamente la Uildm, fare una puntatina ristoratrice al bar.
Come tutte le cose belle, anche l’Assemblea nazionale dei distrofici finisce, e finisce proprio nel tardo pomeriggio del sabato, quando il 95% dei delegati è già tornato a casa, sta facendo un’escursione nei dintorni o è semplicemente rintanato in qualche pittoresco anfratto della struttura ospitante (piscina, giardino, pineta eccetera).
Sotto l’umida tensostruttura restano quindi soltanto gli aficionados, i pochi irriducibili, orgogliosi, meravigliosi delegati di sezione che sono la vera spina dorsale della nostra associazione. Quelli che non arretrano di fronte ai lavori e alle responsabilità, quelli che agiscono, costruiscono, cadono e si rialzano, sempre in nome di un ideale. A loro spetta di vivere forse la parte più simpatica di tutta l’Assemblea: gli arrivederci familiari del presidente, dei pochi consiglieri rimasti sul palco e dei colleghi delegati delle altre sezioni. E’ stato un anno duro, qualche loro amico ha smesso di lottare e i compiti che li aspettano sono sempre più gravosi, ma la Uildm è ancora viva. Allora non resta che rimboccarsi le maniche, non voltarsi indietro e... buona fortuna a tutti!


 

 

 

 

...e quindi si conclude così
l’Assemblea annuale della Uildm


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