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INTERVISTA CON MATILDE

Della serie “Gli incontri impossibili” ecco un’esclusiva… rabbrividente!

Morire è la più normale delle funzioni umane. Il 100 % degli uomini vi riesce senza difficoltà. L’angoscia di scomparire è dunque sciocca e il non volerci pensare è un comportamento da conigli. Per cantare bisogna saper sputare in faccia alla paura.

Buongiorno signora Matilde, ho ricevuto la convocazione soltanto ieri e non pensavo di fare la sua conoscenza così presto.
- Non si preoccupi. Contrariamente al solito, noi ci incontreremo due volte: questa e…
D’accordo. Beh, ne riparleremo il più tardi possibile. Mi scusi per l’imbarazzo ma sa com’è, non capita tutti i giorni di intervistare un personaggio in carne e ossa così importante.
- Più ossa che carne!
Sì, sì, senza dubbio. Dicevo: più potente di un capo di stato, di un generale, di un papa eccetera.
- Certo. Senza falsa modestia, io sono la sovrana assoluta e il Tempo è il mio aiutante.
Mi scusi se scendo nel personale, ma perché ha scelto proprio me per questa breve intervista?
- Talvolta mi piace dare spettacolo scandalizzando la gente, proprio come fa il giornalaccio per cui lei scrive. E poi, c’è davvero bisogno di una ragione?
Se lo dice lei… Allora, adesso passiamo alle domande serie. La prima: lei ha forse un superiore?
- No, le ho già detto che sono io la padrona di tutta la baracca.
Probabilmente, a questo punto, tanti lettori avranno già voltato pagina.
- Non mi importa, resteranno i migliori.
Si dice che lei sia l’unica realtà imparziale esistente. Ma perché spesso sembra divertirsi a colpire gli innocenti? Perché ad alcuni si presenta troppo presto e ad altri, forse, troppo tardi?
- Le mie apparizioni non si basano di certo sulle vostre ridicole concezioni morali. E poi, visto che siamo in argomento, ammetto che in genere i distrofici conoscono prima del dovuto il mio abbraccio, ma in fondo siete tutti miei beneficati. Solo io coloro il mondo. Solo io sono alla base delle vostre conquiste e delle vostre opere più belle.
Cosa c’è dopo di lei?
- Tutto quello che c’era prima che entrasse in gioco la mia debole nemica, cioè la Vita.
E si può sapere cosa?
- Mio padre, il Caos.
Ma un giorno, arriverà mai a compimento la sua missione di sterminio?
- Dipende dall’azione della Vita. Io, finché esisterà lei, non morirò.
Cosa ne pensa della religione, o meglio, delle religioni?
- Ci sarà qualche credente davanti a questa pagina?
Sì, senz’altro.
- No comment, allora.
Quale immagine creata dalla fantasia umana le si addice di più: la Falciatrice, lo Scheletro, la Nera Signora…?
- Nessuna. Solo la Liberatrice potrebbe avvicinarsi alla realtà.
Non è molto loquace lei.
- Ce n’è motivo?
I miei occhi la vedono come una donna qualunque, né bella né brutta, sui cinquant’anni. Ma che aspetto assume quando si presenta ai designati?
- Nessuno in particolare. Sappiate però che è vero il luogo comune in cui si afferma che non sono poi così brutta come mi si dipinge.
Potrebbe darci un consiglio su come accoglierla quando la si vedrà arrivare?
- Come un’amica.
Se dovesse incoraggiare qualcuno che ha particolarmente paura di incontrarla, cosa gli direbbe?
- Non preoccuparti per il futuro: se la caverà benissimo anche senza di te!
Non potrebbe essere un poco più misericordiosa?
- La misericordia fa già parte della mia natura. Se non siete di questa idea mi dispiace, tuttavia sta solo a voi rendervene conto.
Riesce comunque a commuoversi qualche volta?
- No.
Ha un carattere molto aspro.
- Sono soltanto sincera.
Ci dica almeno se abbiamo un palliativo per cercar di attenuare la sua azione distruttrice.
- Sì: non sapete a priori in quale giorno proverete il mio abbraccio.
Quali sono gli individui che più stima?
- Quelli che, incontrato il mio sguardo, non abbassano gli occhi.
C’è qualcosa che la disturba di noi mortali?
- Sì, che tanti mi maledicano senza capire che io sono l’unico principio operante a non esercitare l’arte dell’inganno.
Vorrebbe essere amata? Le dà fastidio essere odiata?
- No alla prima domanda e no alla seconda.
Bene, credo che l’intervista si possa concludere qui. Ammetto di aver avuto i brividi fin dall’inizio. Sono stanchissima, adesso andrò subito a casa a riposarmi. C’è ancora qualcosa che vuole dire a me e ai pochi lettori rimasti a leggere queste righe?
- Sì: arrivederci.


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