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DISTROFIK (2)

Un brutto giorno Matteo Debolini scopre di essersi beccato la distrofia muscolare. Incominciano così le sue tribolazioni, ma durante un’elettromiografia gli accade un fatto strano. Un improvviso sbalzo di corrente, non assorbito dall’apparecchio, investe Matteo proprio mentre sta pensando all’Ipercipikappemia (parola pronunciata poco prima da un neurologo di passaggio). Per fortuna Matteo scampa alla folgorazione, ma acquisisce un curioso superpotere: da allora in poi, pur continuando a essere distrofico, ogni volta che concentrerà intensamente il suo pensiero sull’espressione Ipercipikappemia, si tramuterà all’istante in Distrofik, un forzuto culturista. Il magico effetto però, durerà solo un minuto, dopodiché la distrofia tornerà ad avere il sopravvento sul suo organismo. Le attuali conoscenze scientifiche non sono sufficienti per fornire una pur rudimentale spiegazione sensata di quanto è successo al nostro eroe. Ma Matteo non se ne cura e decide di approfittare altruisticamente della sua temporanea forza bruta, al fine di alleviare e vendicare le ingiustizie subite in tutto il paese dai disabili.

Distrofik contro il Feroce Burocrate

Ruggine, bulloni lenti e cigolii: i sintomi dell’usura erano evidenti già da un po’ di tempo. La carrozzina di Matteo era ormai vecchia, bisognava cambiarla. A questo scopo il nostro eroe aveva seguito la solita prassi: richiesta, visita fisiatrica, preventivo… ma l’autorizzazione non era stata concessa e a tale scopo, Matteo era andato all’Asl per chiedere lumi.
All’ingresso aveva dovuto aspettare un quarto d’ora che un tirapiedi del Feroce Burocrate venisse ad avviare il servoscala per fargli superare le onnipresenti barriere architettoniche. Poi aveva pazientemente atteso il suo turno nell’affollato corridoio.
Un paio di infermiere carine l’avevano salutato con calore e il suo pensiero era subito volato a Daniela, la sua ragazza. “No” aveva concluso tra sé e sé, “Non potrei mai tradirla. Sarò razzista, ma con una normodotata poi…”. Mentre era immerso in questi pensieri un richiamo imperioso l’aveva scosso: “Avanti il prossimo”.
Matteo aveva manovrato il joystick ed era entrato nell’ufficio. E qui, tronfio dietro la sua scrivania, lo aspettava proprio lui, il Feroce Burocrate.
L’arcinemico di ogni disabile era immediatamente entrato in argomento. Sventolando il foglio della richiesta, il triste figuro aveva spiegato: “Niente da fare signor Debolini, non possiamo concederle nessuna carrozzina! Nella sua pratica un numero del codice sembra più un 9 che un 8, la data è sbagliata e poi il timbro dell’ortopedico non si legge bene. Mi dispiace, ma non facciamo eccezioni per nessuno”.
A quel punto Matteo l’aveva squadrato ben bene, ma dall’austera ghigna non era trapelato nessun accenno di buonsenso. “Questo è un lavoro per Distrofik!”, era quindi stata la sua risposta.
Il grugno del funzionario si era presto sciolto in una smorfia di stupore allorquando il fatidico urlo “IPERCIPIKAPPEMIA!” aveva frantumato la quiete del sordido ufficetto. All’improvviso Distrofik era balzato in piedi dalla carrozzina e aveva appallottolato il foglio della richiesta.
“E adesso, cara la mia faccina da lombrico in vacanza, scommetto che hai fame e ti vuoi gustare questo ghiotto manicaretto del cuoco Escartoffier!”.
Così dicendo, Distrofik gli aveva cacciato in bocca il papiro, aveva preso i timbri che erano sulla scrivania e gli aveva stampato sulla fronte una pinacoteca di bolli e poi, scalciando la poltrona con un pedatone alla nitroglicerina, l’aveva disteso a pelle di leone sul pavimento.
“E adesso, è tutto in regola?” aveva quindi domandato. Poi, ritornato Debolini dopo il fatidico minuto, Matteo si era riseduto in carrozzina e si era scritto e firmato da solo la richiesta. Uscendo dall’ufficio aveva rivisto le due infermiere che, sempre premurose, gli avevano chiesto se andava tutto bene.
“Certo”, aveva risposto lui. “Grazie a Distr… cioè, grazie alla mia buona stella, anche questa volta sono riuscito a superare gli scogli della burocrazia! A proposito, care: potreste portare un bicchiere d’acqua al Feroc… al vostro dirigente perché deve essergli andato qualcosa di traverso?”.
Una carrozzina un po’ vecchiotta era in seguito sbucata dalla porta dell’Asl e, nel sole del mattino, l’intrepido disabile che la pilotava aveva fatto l’occhiolino alla primavera che già si avvertiva nell’aria.

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Michele Steinert