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DISTROFICI SI NASCE,
CAFONI SI DIVENTA!

Anche un innocuo ascensore
è in grado di svelare
parecchie cosette

Presentiamo in questa pagina un po’ di quella “sana” ironia che dovrebbe far riflettere i tanti normodotati che non si fanno mai i cavoli loro e condiscono la vita già grama dei distrofici con l’aspro aceto delle loro stucchevoli curiosità.
Antefatto: una signora, già un po’ in avanti con gli anni (e cioè una vecchia babbiona), ha appena chiamato l’ascensore. Un ragazzo in carrozzina le si affianca.

Trascriviamo in corsivo quello che dice lei,
in tondo quello che risponde lui
e in neretto quello che invece pensa.

Sali anche tu?
Certo signora, devo andare al 12° piano.
Sì, prendo l’ascensore sperando che gli si spezzino i cavi, così, cadendo, scaveremo un grosso buco in terra e potrò finalmente conoscere da vicino la vita sociale dei lombrichi.

Ma non riesci proprio a camminare?
Eh no.
Certo che ci riesco, ma ho deciso di marcire in questa carrozzina perché sono il più grande imbecille di tutta la storia umana.

Certo che con quelle carrozzine potete andare dappertutto.
Beh, quasi dappertutto, se non ci sono scalini.
Come no!… Magari possiamo anche assassinarti i calli. Purtroppo però, l’unico posto che non riusciamo a raggiungere è il passato, dove potremmo sterminare a colpi di machete tuo nonno e tua nonna in carriola.

Scusa la mia curiosità, ma hai male?
No signora, non ho alcun dolore.
A parte che non capisco perché devi darmi del tu, per il resto mi fa solo male sopportare gli impiastri come te.

Per fortuna! Sono contenta.
[Sguardo mesto]
Ma possibile che incontro sempre balenottere decrepite e piene di rughe? Ma questo cetaceo ammuffito almeno ce l’avrà una nipote carina che la dà gratis ai disabili?

Ecco arriva l’ascensore.
Lo vedo, signora.
Pensa te… credevo fosse la stazione orbitale russa in fase di atterraggio.

Io vado al 9°.
Bene.
Meno male: mi guadagno tre piani di morbidezza.

E allora, caro ragazzo, mi vuoi dire che malattia hai?
La distrofia muscolare di Becker.
La varicella della cavolaia irlandese.

Di chi, scusa?
Di Becker, signora.
Ma sì, quel tennista tedesco (che ti potesse prendere a racchettate in testa!).

E guarirai?
Non lo so, signora. Stanno studiando questa malattia in tutto il mondo, ma per adesso non esiste ancora nessuna cura.
Come ci godrei a farti trangugiare un bottiglione di topicida o a scaraventarti in una piscina piena di coccodrilli nutriti da sei mesi con uno yogurt al giorno.

Poverino!
[Sguardo allibito]
E venisse la crosta lattea a te e a quel balordo che ti cuoce il pane tutte le mattine, permettendoti di mantenere alto il livello dei rifiuti in circolazione.

Comunque ti vedo sereno.
Sì, però non sempre sono così.
Sì, sì: sereno!… Potessi muovermi meglio ti scipperei la borsetta, ti spegnerei il televisore mentre guardi Beautiful, ti vernicerei di blu la dentiera e poi ti manderei in corto il pacemaker.

Eh certo, me l’immagino.
Si fa quel che si può.
Cosa puoi immaginare con un cervello che, se fosse di seta, non basterebbe a fare un paio di boxer a un canarino…

Eccomi arrivata al 9° piano. Ciao e buona fortuna.
Buona fortuna anche a lei.
Ma va a baciare un cobra, a raccogliere cactus nel deserto, a far colazione con gli squali!

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Gregorio Duchenne