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UNA PICCOLA SPIEGAZIONE
Perché è nato Il Mio Distrofico?
Perché no? verrebbe subito da esordire. Una spiegazione più articolata parte invece dallesigenza dei suoi autori di raccontare qualcosa sulla distrofia, portando alla luce quanto, ufficialmente, non si può riferire in pubblico o, peggio ancora, si deve mascherare.
Al di là di queste motivazioni cè anche tanta voglia di ironizzare divertendosi e (magari) divertendo, cercando di trattare con lievità temi altrimenti considerati serissimi e dolorosi. Sdrammatizzare è sempre meglio che disperare: anche i più cupi pensatori non potrebbero fare a meno di approvare questovvietà.
Naturalmente gli autori dei brani presenti hanno provato sulla loro pelle cosè la distrofia e quindi possono affermare con serenità che ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è da ritenersi puramente voluto.
Il Mio Distrofico non diventerà una pubblicazione periodica e non assumerà mai un carattere più compassato. I suoi creatori si accontenteranno invece di strappare qualche risata in giro e magari, chi lo sa quando e dove, prepararne altre modeste edizioni.
La gratuità di questo pamphlet è dovuta allazione di un benefattore che opera nellambito della Sezione Uildm torinese e che qui ringraziamo pubblicamente.450
Buona lettura e se, chiusa lultima pagina, i lettori avranno soltanto sorriso e non si saranno soffermati a riflettere qualche volta lungo il testo, vorrà dire che gli autori hanno fallito il loro obiettivo.
gli Autori
Lironia può assumere forme socializzanti, conciliative, capaci di far prevalere la riflessione sulleccesso e la contestualizzazione sulla sorpresa. Certi linguaggi arguti e scherzosi celano, sotto le apparenze, un potere moderatore che placa gli eccessi e le sproporzioni, immunizza dalle delusioni, fa da antidoto contro le false tragedie. Lilarità, nel suo stile più sagace e ingegnoso, è fonte di misura ed equilibrio, è una strategia per smorzare la tensione, frenare gli eccessi di coinvolgimento, combattere i dolori che pretendono di essere totali, disperati.
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G.P. Caprettini (1996) |